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Convegni e Seminari 2010
Teoria ed etica del design: lezione con Enzo Mari

Giovedì 30 Settembre ore 9,30
Palazzo dei Congressi, Sala Europa

Gli studenti interrogano il maestro in una speciale lezione con il celebre designer Enzo Mari. Una lezione “al contrario”, dove saranno gli allievi – giovani designer e progettisti – a interrogare il maestro su quella che, con l’andare del tempo, si è trasformata da professione a vera e propria filosofia concettuale, dove il design viene ad acquistare un ruolo di prim’ordine nella vita quotidiana, e il designer può – e deve – essere allo stesso tempo artista, progettista, partner nei processi industriali.
Il grande teorico del design italiano e mondiale Enzo Mari – che ha formalizzato queste tesi in un vero e proprio Manifesto, pubblicato nel 1999 – sarà affiancato nella “lezione alla rovescia” da Rolando Giovannini. Imolese, e direttore dal 1986 dell’Istituto d’Arte per la Ceramica di Faenza “Gaetano Ballardini”, Giovannini è a sua volta autore di opere personali che hanno attirato l’attenzione di musei di tutto il mondo, da Londra a Barcellona e Lisbona.

Relatori

Moderatore Rolando Giovannini Leggi
Moderatore

Rolando Giovannini

Preside Istituto Ballardini di Faenza
Nota biografica
E'Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Formatosi nella Sezione Tecnologica dell’Istituto d’Arte “Ballardini” che oggi dirige, è laureato a pieni voti in Geologia e diplomato in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1975 consegue l’idoneità al ruolo di Ricercatore per il CNR.  E’ Docente di Marketing presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Italia. Fa parte del Gruppo di lavoro del MIUR – Roma per la riforma delle Scuola Secondaria italiana, Licei Artistici.
Componente dei movimenti artistici “Nose” con Cesare Reggiani (1976-78) e "A Tempo e a Fuoco" a cura di Vittorio Fagone (1982-1985) dove ha condotto ricerche sulla ceramica e il neon, ha collaborato con Bruno Munari ("Giocare con l'Arte", M.I.C. Faenza 1979-82), Paola Navone (1984), Sottsass Associati (1986), Alessandro Guerriero (1992), Marta Sansoni e Marco Zanini (1995), Alessandra Alberici e Giorgio Montanari (1997-2007), Tullio Mazzotti (1999-2009), Giovanni Levanti (2000-07), Franco Laera e Vanni Pasca (2003), Dante Donegani (2004), Massimo Iosa Ghini (2005), Sergio Calatroni, Ilaria De Palma (2007), Mario Pisani (2008) e Alessandro Castiglioni, Maria Rita Bentini, Veronica Dal Buono (2009), Muky, Mara De Fanti (2010).
Teorico del Design, è autore di saggi, articoli e tre libri sul tema della progettazione ad uso scolastico; ha fondato il Movimento della NeoCeramica (2007),  la raccolta di Piastrelle del Secondo Novecento del MIC Faenza (dal 1978), curato il progetto scientifico del Centro di Documentazione e Museo, (Confindustria Ceramica, Sassuolo), la Sezione Contemporanea del Museo del Castello di Spezzano di Fiorano. Nell’agosto 2008 a Faenza ha gettato le fondamenta il MISA (Museo Istituto Statale Arte).
Autore di oggetti per manifatture in Italia e in Giappone, tra le opere pubbliche si annoverano gli interni della Stazione Shin-Kobe Subway-Metro, Shinkansen Station di Kobe in Giappone. Alcune sue opere sono conservate presso il Victoria and Albert Museum di Londra e il Foshan Creative Industry Park Investment & Management LTD, Foshan, Cina. E’ stato invitato al “Modern Pot Art” The 2010 Second China (Shanghai) International Modern Pot Art Biennial Exhibition, Shanghai, Cina (2010).  Art Director del periodico “Tile Fashion” dal 1993 al 2000, dal 2000 è responsabile di Arte, Fashion e Design della Rivista mensile C. I. de il Sole 24 ore S.p.A. Dal maggio 2010 fa parte dell’Ordine dei Giornalisti, Pubblicisti.

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Enzo Mari

Architetto e Designer
Nota biografica
Nato a Novara nel 1932, lavora in diverse direzioni mantenendo come riferimento la riflessione sui significati di forma e progetto. Questa attività inizia negli anni Cinquanta con le ricerche sulla percezione visiva, è tra gli esponenti dell’Arte Programmata e Cinetica. Parallelamente a questa sua ricerca artistica, attraverso una ricerca formale individuale, inizia l’attività di designer, occupandosi anche di grafica, e di architettura.
Ha svolto corsi di insegnamento presso diverse scuole e università europee.
E' membro del "Centro Studi e Archivio della Comunicazione" di Parma, nel cui archivio sono raccolti circa novemila suoi disegni originali.
Per il suo lavoro di ricerca e progettazione gli sono stati conferiti vari premi tra i quali quattro "Compasso d'Oro".
Ha partecipato alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Ha realizzato diverse mostre, tra le quali: Il lavoro al centro, Centre d’Art Santa Monica, Barcellona nel 1999, poi spostata alla Triennale di Milano nel 2000 e la grande esposizione recentemente conclusa Enzo Mari, L’Arte del Design, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino nel 2008.
Esemplari delle sue opere e degli oggetti di design fanno parte di importanti collezioni in musei come il MOMA di New York e il Musée du Louvre di Parigi.
Il suo lavoro é documentato in numerose pubblicazioni, tra le quali:
A. C. Quintavalle (a cura di), Enzo Mari, Salone delle Scuderie in Pilotta, Università di Parma, Centro Studi e Archivio della Comunicazione, CSAC, Dipartimento Progetto, Parma 1983.
F. Burkhardt, J. Capella, F. Picchi Perché un libro su Enzo Mari, Federico Motta Editore, Milano 1997.
A. D’Avossa, F. Picchi, Enzo Mari. Il lavoro al centro, catalogo della mostra, Triennale di Milano (11/1999-1/2000), Electa, Milano 1999.
G. C. Bojani (a cura di), Enzo Mari. Tra arte del progetto e arte applicata, catalogo della mostra, Museo Internazionale delle Ceramiche, Faenza (6/2000-11/2000), Studio 88 Editore, Faenza 2000.
P. G. Castagnoli, E. Regazzoni, Enzo Mari. L’arte del Design, catalogo della mostra curata da E. Mari, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea GAM, Torino (10/2008-2/2009), Federico Motta Editore, Milano 2008.
Ha recentemente pubblicato:
E. M., Progetto e passione, Bollati Boringhieri editore, Torino 2001.
E. M., La valigia senza manico, Bollati Boringhieri editore, Torino 2004.
E. M., Lezioni di disegno – Storie di risme di carte, draghi e struzzi in cattedra, Edizioni Rizzoli, Milano 2008.

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Video interviste

Enzo Mari

Comunicato stampa "L'arte si nutre di sogni, non di paradigmi"

Autocritica feroce, studio della materia, più che della teoria. Questi, secondo Enzo Mari, i presupposti per diventare buoni designer. E nessun compromesso con la standardizzazione, con la logica del profitto ad ogni costo. A Cersaie la lezione invertita "Teoria ed etica del design"

 

 

“Consegniamo il Premio Nobel a qualsiasi bambino che abbia compiuto l’età di due anni”. Parte da questa provocazione la lezione “Teoria ed etica del design”, che ieri mattina ha visto il celebre designer Enzo Mari confrontarsi, a Cersaie, con una platea di giovanissimi studenti di architettura.

 

Una lezione invertita, essendo parte integrante dell’incontro le domande rivolte dagli allievi al maestro. Domande semplici, su stessa richiesta di Mari, eppure essenziali, per chi si affaccia oggi alla professione: come tradurre un’idea in un progetto “perfetto”? E soprattutto: come si può rimanere designer, rimanere artisti, in un mondo costretto a misurarsi con il profitto, l’industria e la sua necessità di “standardizzare”?  

 

“Un bambino di due anni – ha risposto Mari – è perfettamente in grado, da solo, di imparare via via a conoscere il tempo, lo spazio, la luce. Partendo da zero, da una situazione in cui anche la consapevolezza del proprio io, del proprio corpo, è piuttosto vaga. Si tratta di un fenomeno impressionante. La sua creatività, se proprio vogliamo utilizzare questa oscena parola, è di gran lunga superiore a quella di un Bach, di un Einstein. Purtroppo, con il tempo, questa capacità viene meno. A causa del mondo che ci circonda, che ci impone regole, paradigmi che non hanno nessuna relazione con la prassi, con l’esperienza”.  

 

Questo il primo segreto per diventare buoni designer. “Cavarsela da soli”. Partendo dal presupposto che ogni teoria non è altro – non dovrebbe essere altro – che la descrizione critica di una prassi. Mentre la nostra stessa conoscenza non è altro che una somma di “elenchi”, stratificati storicamente, alla base dei quali c’è sempre un’esperienza pratica, di rapporto diretto con la materia.  

 

“Il bambino, nell’elaborare i primi elenchi, le prime esperienze pratiche, comincia a teorizzare. Ma lo fa aggiungendo alla descrizione nuova esperienza, dalla quale nasce una descrizione più complessa, che a sua volta si arricchisce grazie all’esperienza. Se volete diventare buoni designer – avverte Mari – non dovete affidarvi alle teorie, ma a ciò che deve essere ancora descritto. La scuola, in questo, ha una grande responsabilità. Purtroppo bisogna ammettere che esistono buoni designer non grazie alla scuola, ma nonostante la scuola. E questo vale in modo particolare per l’università”.  

 

Il punto, ha osservato Mari, è che non possono essere i “paradigmi” a muovere l’arte. Quelli vanno benissimo per la scienza.  

 

“Ma l’arte si nutre di sogni, di idee e ideologie. Non illudetevi che un corso di tre anni vi dia gli strumenti per diventare grandi. I grandi sono coloro che si esercitano 8 ore ogni giorno, come i celebri compositori o direttori d’orchestra. Per i grandi la scuola finisce il giorno in cui finisce la vita. Io stesso non credo di essere andato oltre al secondo stupefacente atto messo in pratica dal bimbo di due anni, quello di descrivere un’esperienza pratica, in linea di principio assolutamente casuale”.  

 

E dall’idea allo schizzo, fino al modello, il segreto per ottenere dei buoni risultati – se non proprio il progetto perfetto – è quello di mettere da parte l’idea di guadagno, di produrre utile in tempi brevi. Mettere da parte, insomma, quella che è la caratteristica strutturale dell’industria, la necessità di produrre elementi in serie, di spendere il tempo necessario per progettarli, all’inizio, ma non più del tempo necessario.  

 

“Io nel mio lavoro mi comporto così – ribatte Mari – faccio un’ipotesi, poi la guardo, la critico ferocemente. Tutto quello che mi appare un difetto lo elimino, in ordine di gravità. In casi rarissimi ho la sensazione che la prima idea sia quella giusta, e allora mi viene un sospetto, che mi porta a mettere sul piatto un’altra idea. Poi le modellizzo entrambe, le costruisco realmente. Infine costruisco un terzo modello. Sono i principi della dialettica: tesi, antitesi, sintesi”.  

 

Difficile chiedere a Mari di venire a patti con il mercato. Difficile – ma il coraggio non è mancato agli studenti intervenuti stamane a Palazzo dei Congressi – chiedere a Mari di tenere conto di un mondo in cui l’economia di mercato, i tempi di produzione, la standardizzazione, hanno un loro peso, anche per i designer, soprattutto per i giovani designer.  

 

“Io non ho scelto di fare l’artista. Provengo da una famiglia molto povera, sono stato costretto a interrompere gli studi classici e a mantenere 5 persone per molti anni. Lavorando duramente, ho messo da parte quel minimo di risorse utili per iscriversi all’università, dato che la mia grande e unica passione è sempre stata quella di conoscere, di capire. Poi ho scoperto che per iscriversi all’università era necessario il diploma. Così ho scelto l’accademia, che dava la possibilità di iscriversi anche senza diploma. E così mi sono ritrovato artista. L’unica cosa che davvero conta è riferirsi a quei valori fondanti della cultura occidentale. Non quelli che hanno prodotto rapina, ma quelli di Platone e, poi, di Aristotele, che a differenza del suo maestro riteneva che le idee, per quanto perfette, non fossero sufficienti. Bisognava indagare la materia, i dettagli. Questi sono i maestri”.  

 

Etica del design, dunque, quale antidoto – unico possibile antidoto – ai condizionamenti imposti dal mercato. Forse anche come unico antidoto per primeggiare davvero, nella professione e, in definitiva, sul mercato. E la qualità?  

 

“La qualità è un fatto oggettivo, e nasce dal confronto. Se chiedessimo ai 100 migliori designer del mondo di fare una lista delle 100 migliori opere del mondo, otterremmo liste molto simili, se non identiche. Non esiste una spiegazione convincente a questo fenomeno, se non quella per cui la qualità è un fatto oggettivo. E sono queste le opere con cui chiunque voglia eccellere in questo lavoro deve misurarsi. Se non si raggiunge l’apice, poco importa. È già molto, moltissimo, sapere di trovarsi sulla buona strada”.

 

 

Ufficio Stampa Cersaie 1 ottobre 2010 - pressoffice@cersaie.it

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