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Convegni e Seminari 2010
Saper fare architettura: Central Saint Giles Renzo Piano Building Workshop/Fondazione Renzo Piano

Venerdì 01 Ottobre ore 11,00
Palazzo dei Congressi, Sala Italia

Quasi quarant’anni sono trascorsi dalla fondazione dello studio “Piano & Rogers”, con il quale Renzo Piano si aggiudicò la progettazione del Centre Pompidou di Parigi. Quasi venti dalla costituzione di Renzo Piano Building Workshop, impresa e filosofia dell’architettura allo stesso tempo, che ad oggi vanta 130 collaboratori dislocati nelle sedi di Parigi, Genova e New York.
Genovese, 73 anni, Renzo Piano parla attraverso le sue opere, realizzate in tutto il mondo. Proprio una di queste opere, l’ultima nata di “casa Piano”, viene illustrata dagli architetti che ne hanno seguito la realizzazione.
Central Saint Giles è stato inaugurato nel maggio scorso e per la prima volta viene presentato ufficialmente in una fiera internazionale.
Dietro alla realizzazione del Central Saint Giles ci sono quasi 10 anni di lavoro, di cui i visitatori potranno cogliere qualche frammento, durante l’incontro moderato da Aldo Colonetti, direttamente dalla voce Lia Piano, nonché ascoltando i contributi di Maurits van der Staay, architetto responsabile del progetto, e Lorenzo Piazza, giovane architetto di RPBW, che hanno seguito la progettazione di questo edificio. Un complesso multifunzionale da ben 60mila metri quadrati, di cui 39mila dedicati agli uffici, sorto laddove c’era un vecchio e malandato edificio in mattoni, sede, storicamente, dei servizi segreti inglesi.

Al termine dell'incontro è prevista la visita alla mostra Beautiful Minds / Renzo Piano Building Workshop St. Giles presso l'area 48

Relatori

Moderatore Aldo Colonetti Leggi
Moderatore

Aldo Colonetti

Curatore scientifico
Nota biografica
Aldo Colonetti è nato Bergamo nel 1945.
Filosofo, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura.
Dal 1998 è Direttore Scientifico del Gruppo IED (Milano, Torino, Roma, Venezia, Madrid, Barcellona, San Paolo); è vicepresidente della Fondazione Francesco Morelli – Istituto Europeo di Design.
Dal 1991 è direttore di “Ottagono”; è vicepresidente di Editrice Compositori. Autore di saggi, curatore di mostre ed iniziative culturali, in Italia e all’estero. E’ consulente, per quanto riguarda il design e l’architettura, della Direzione Culturale del Ministero degli Esteri.
Nel 2001 ha ricevuto, da Sua Maestà Britannica, Elisabetta II, il titolo di “Member of British Empire”, per meriti culturali. Dal marzo 2009 fa parte del Consiglio Nazionale del Design, sotto l’egida dei Ministeri dei Beni Culturali, degli Esteri e delle Attività Produttive.
Dal maggio 2009 fa parte del Consiglio di Amministrazione del CLAC – Centro Legno e Arredo Cantù.

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Relatore Maurits van der Staay Leggi
Relatore

Maurits van der Staay

Architetto associato RPBW, responsabile del progetto
Nota biografica
Nato a Zeist, in Olanda, nel 1960, si è laureato alla Technical University di Delft. Entrato in RPBW Parigi nel 1994, è architetto associato dal 2000.
Ha lavorato al progetto di Potsdamerplatz, a Berlino, fino al 1997. Dal 1997 al 2000 ha lavorato alla Conversione del Lingotto di Torino, inclusa la sede del Politecnico e l’estensione dell’hotel Meridien. Dal 2000 al 2002 ha lavorato come architetto responsabile per la Pinacoteca Agnelli di Torino. Dal 2003 al 2010 è stato architetto associato responsabile per il progetto Central st. Giles a Londra.

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Lorenzo Piazza Leggi
Relatore

Lorenzo Piazza

Architetto RPBW
Nota biografica
Nato nel 1981 a Savona, si è laureato in architettura presso l’università di Genova nel 2006. È entrato in RPBW nel 2006 come studente per uno stage di sei mesi all’interno del programma Didattico della Fondazione Renzo Piano. Da allora nella sede di Parigi ha collaborato a diversi progetti, fra cui Cental Saint Giles a Londra e il centro Congressi di Gandia, in Spagna.
Attualmente sta lavorando al Centro Culturale della Fondazione Stavros Niarchos ad Atene.

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Video interviste

Aldo Colonetti
Lorenzo Piazza
Maurits van der Staay
Lia Piano

Comunicato stampa La materia, il colore, la socialità: a tu per tu con il Central St. Giles

A Cersaie l'incontro con gli architetti che hanno lavorato al progetto. La ceramica? "Essenziale per realizzare gli obiettivi che ci siamo posti". Dalla viva voce dei protagonisti, la storia di un edificio sorprendente, in piena sintonia con il modo di "fare architettura" che da vent'anni contraddistingue il Renzo Piano Building Workshop

 

 

“Bella, durevole ed ecologica”: così Renzo Piano aveva definito la piastrella di ceramica, nel suo memorabile intervento a Cersaie 2009. Un appuntamento, quello di oggi, che si apre nel segno della continuità, con la presentazione di uno dei più importanti progetti d’architettura d’avanguardia realizzati negli ultimi dieci anni, da un lato. Con la presentazione, dall’altro, di un edificio che sfrutta al massimo, valorizzandole, le potenzialità insite nella piastrella di ceramica.  

 

L’opera si chiama Central Saint Giles, peraltro oggetto di uno spazio espositivo dedicato nell’area mostre, un progetto ambizioso, inaugurato nel maggio scorso, che per la prima volta viene presentato ufficialmente in una fiera internazionale. A firmare il progetto, il Renzo Piano Building Workshop, impresa e filosofia dell’architettura allo stesso tempo, che ad oggi vanta 130 collaboratori dislocati nelle sedi di Parigi, Genova e New York. Sul palco dei relatori, Lia Piano, figlia del maestro e direttore della Fondazione Renzo Piano.  

 

“Abbiamo scelto questo progetto – ha osservato Lia Piano durante la presentazione ufficiale che si è svolta questa mattina al Palacongressi di Bologna – perché ci permette di valorizzare al massimo la ceramica, che ha avuto un ruolo fondamentale. Ma lo abbiamo scelto soprattutto per dare continuità alla filosofia del Renzo Piano Building Workshop e alla sua attività di formazione. Abbiamo una ‘bottega’, a Genova e Parigi, dove ogni anno vengono accolti 14 studenti provenienti dalle migliori università e scuole di architettura del mondo. Il nostro approccio si può definire abbastanza anti-accademico: non ci sono insegnanti, lezioni, teorie: gli studenti entrano subito a far parte di un team e lavorano ogni giorno su progetti concreti”.   Molto della personalità di Piano, molto dell’architettura moderna, viene a trovare una perfetta sintesi nel progetto del Central St. Giles, pensato per essere vissuto e adottato dai londinesi nella loro quotidianità. “Capocantiere”, recuperando la metafora della bottega, è l’architetto olandese Maurits Van Der Staay, associato all’RPBW dal 2000. Un professionista di fama internazionale già “firmatario” della berlinese Potsdamer Platz.  

 

“Si tratta di un edificio che sorge nel cuore di Londra – ha scandito, in perfetto italiano, il direttore del progetto – tra Bloomsboory, Soho, Covent Garden. Un edificio molto grande, di ben 65mila metri quadrati, dei quali 40mila adibiti ad uffici, 10mila ad appartamenti, il resto, al piano terra, a ristoranti e luoghi di socialità. Si è trattato di un lavoro molto lungo, durato quasi 8 anni, per un edificio dal grande impatto visivo sulla city e peraltro situato in mezzo a quartieri molto antichi di Londra e molto conosciuti e frequentati dai londinesi”.  

La struttura originaria su cui si è andato a innestare il Central St. Giles? Una vecchia sede del ministero degli Interni.  

 

“Si trattava – ha rilevato Van Der Staay – di un edificio cupo, buio, inaccessibile, un luogo degradato e sede di comportamenti anti-sociali. Quello che ci siamo proposti di fare è cambiare radicalmente questa struttura trasformandola in qualcosa che prima non esisteva. Le parole chiave di questo percorso sono state massa, frammentazione, piazza, permeabilità, accessibilità, trasparenza. E per ottenere questi effetti un ruolo chiave è da attribuire all’utilizzo del colore e, quindi, della ceramica”.            

 

Un edificio imponente, ma solo dall’alto. Provenendo da vie e vicoli circostanti il Central St. Giles si scopre quasi per caso, quasi fosse, da sempre, parte integrante della città. E poi la trasparenza, l’accessibilità. Ogni via d’accesso all’edificio consente di attraversarlo da un capo all’altro, la stessa piazza centrale, aperta a tutti, ospita locali e luoghi di socialità. Una piazza relativamente piccola ma dall’effetto ottico aperto e spazioso grazie, anche qui, all’utilizzo di una ceramica da rivestimento all’avanguardia, sviluppata da RPBW in stretta sinergia con una nota azienda italiana produttrice di estruso.   Un lavoro di squadra, dunque, per arrivare ad un risultato di valore tale da essere oggetto, proprio a Cersaie, di una mostra dedicata, curata da Aldo Colonetti e dallo Studio Origoni Steiner per onorare il lungo percorso di ricerca estetica, antropologica, sociologica e urbana che ha portato RPBW a completare questo progetto.  

 

“Oggi – ha sottolineato Colonetti – siamo qui non solo per parlare di architettura, ma per interrogarci sul futuro di questi mestieri. L’architettura non è e non può essere solo accademia, ma luogo in cui ceramica e materiali trovano la loro collocazione ideale, potremmo dire, la loro ‘verità’. La bottega, il mestiere, sono alla base dell’architettura. Se siamo qui oggi a presentare questo progetto è perché c’è qualcuno che ha imparato il mestiere”.  

 

Tra questi, parte integrante del team che ha lavorato al progetto del Central St. Giles, l’italiano Lorenzo Piazza, prima studente e, poi, da 4 anni in RPBW, “segno – ha osservato la stessa Lia Piano – che la bottega ha funzionato”.   Sono arrivato all’RPBW il primo settembre del 2006, proprio all’indomani dell’approvazione del progetto del Central St. Giles. Sono arrivato a Parigi, e sono stato accolto da questo team. Quello che noi facciamo – ha rilevato Piazza entrando nei dettagli del progetto e, più in generale, del metodo di lavoro di RPBW – è trasformare una visione in una forma tridimensionale, andando alla ricerca di texture, profondità, studiando la grana delle facciate. La sfida è quella di dare uno spessore alle forme, di dare profondità grazie all’utilizzo di luci e ombre. Una sfida non facile, che ci è costata mesi di prove, aggiungendo via via materia, passando da una a due, quindi a tre dimensioni, con modelli in scala delle singole parti – ben 140mila i pezzi che compongono l’edificio – e poi di intere porzioni di edificio”.  

 

Un edificio che ospita 22 tipi di facciate, in ognuna delle quali la ceramica, nella sua molteplicità di forme e colori, gioca un ruolo da protagonista. Un edificio già entrato a far parte, dopo l’inaugurazione avvenuta a maggio scorso, della quotidianità dei londinesi. “Il bello di questo progetto – ha concluso Van Der Staay – è che si è trattato di ‘artigianato industrializzato’, con un lungo lavoro in sinergia con l’azienda ceramica italiana che ci ha fornito il materiale, con la quale avevamo già lavorato ai tempi della Potsdamer Platz”. Il tocco finale? La smaltatura delle piastrelle, che consente al Central St. Giles di cambiare al variare della luce esterna, di apparire ad ogni ora del giorno sempre diverso e sempre uguale a sé stesso.

 

 

Ufficio Stampa Cersaie 1 ottobre 2010 - pressoffice@cersaie.it

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